Baccanti

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In anteprima 12 e 13 dicembre 2020
e dal 12 al 24 gennaio 2021

di Euripide
traduzione e adattamento Laura Sicignano e Alessandra Vannucci
regia Laura Sicignano
con Vincenzo PirrottaEgle Doria, Alessandra Fazzino, Lydia Giordano, Silvio Laviano, Filippo Luna, Franco Mirabella, Silvia Napoletano, Manuela Ventura
musiche originali eseguite dal vivo Edmondo Romano
scene e costumi Guido Fiorato
regista assistente Nicola Alberto Orofino
assistenti scenografo e costumista Francesca Marsella, Vincenzo La Mendola
scenografo realizzatore Elio Di Franco
movimenti coreografici Ilenia Romano con la supervisione di Roberto Zappalà
luci Gaetano La Mela
video e suono Luca Serra
produzione Teatro Stabile di Catania

Quelli che ballavano erano visti come pazzi da quelli che non sentivano la musica.
Friedrich Nietzsche

Tradurre Baccanti significa traslare un rito arcaico. Si tratta di rivitalizzare nella parola quel processo di creazione poetica che si origina nel battito del piede, si fissa in metrica e suggerisce un ritmo alla respirazione, giungendo alla parola e al canto. Abbiamo cercato di offrire all’attore una parola potente, che esiga un corpo e una danza; ed al tempo stesso una parola carica ed antica, che evochi molteplici generazioni di poeti, rapsodi, attori che l’hanno recitata. Come il corpo di Penteo viene smembrato, anche il testo tràdito ci giunge frammentario, interpolato in successivi momenti storici. Quindi nella traduzione, abbiamo ritenuto di poter lavorare con libertà: abbiamo inserito citazioni collegate all’idea del ciclo vitale, come Eraclito, Empedocle, Giordano Bruno, Dino Campana, T.S. Eliot, ma anche Orazio, passaggi della Bibbia ed altri che invitiamo il pubblico a riconoscere, in un gioco colto di travestimento e disvelamento del testo, in modo che il mito risuoni come un topos nella poesia di tutti i tempi, fino alla contemporaneità.
Il testo del Coro è stato assegnato a tre Baccanti, divenute veri e propri personaggi, streghe e femmine folli di Dioniso, esercito impeccabile di principesse pronte a danzare e a sbranare. Testo, musica dal vivo, canto, movimento, video impegnano gli attori di Baccanti in una performance completa, alla ricerca dell’opera d’arte totale.
Questa tragedia ci appare oggi tanto più misteriosa e rivoluzionaria in quanto l’autore sembra rinunciare definitivamente all’idea che vi sia una forza ordinatrice alla base del Cosmo. Bacco, entità androgina ed eversiva, è il regista che tiene segretamente le fila di tutti gli eventi, la divinità che più di tutte tra i greci rappresenta il Caos e il legame con la Zoè, la forza vitale che tutto attraversa. Dio e disordine finiscono per identificarsi. Un mondo rovesciato dove il razionale, virile, Penteo, il re dalle certezze assolute (Vincenzo Pirrotta) viene sedotto dall’ambiguo straniero, che lo irretisce in un gioco al massacro, dove sarà proprio la madre a smembrarlo gioiosamente, mentre i vecchi sono follemente saggi e amorali, le donne non rispettano le regole e si inebriano danzando e fondendosi con la natura. Siamo nella stanza di un museo infestato da presenze malefiche, che forse è la traduzione spaziale della mente di Penteo, uno spazio geometrico e astratto, dove si manifestano apparizioni e scomparse di sogni. Siamo in un circo diabolico, dove regnano metamorfosi e travestimento. Su musica elettronica, le donne corrono con i lupi. Baccanti è la celebrazione della Zoé che non ha morale, la cui sacerdotessa è la potenza
dell’imprevedibile forza eversiva femminile. Baccanti è una distruzione e una rinascita. In quest’opera Euripide sembra esprimere l’intuizione che nella cultura occidentale stia avvenendo una fine e un nuovo inizio.