KRISTO. Quadri di ordinaria follia

Calendario rappresentazioni

Palazzo della Cultura – luglio 2022

nuova creazione

regia, set e linguaggi del corpo Roberto Zappalà

testi a cura di Nello Calabrò

interprete e collaborazione Massimo Trombetta
musiche autori vari 

musiche originali e tappeto sonoro l’écume des jours

produzione Scenario Pubblico – Centro Nazionale di Produzione della Danza

coproduzione con Teatro Stabile di Catania

Un uomo che è anche Cristo, Cristo che è anche un uomo, un pazzo che si crede Cristo, Cristo impazzito che crede di essere un uomo, un uomo che finge di essere Cristo, un povero cristo.
Tutti plausibili, legittimi, connessi e inestricabili lati di una “forma” che la figura del performer stratifica sulla scena come su di un antico palinsesto; con il suo corpo e la sua voce, nel suo corpo e nella sua voce.

Un uomo/cristo dotato di autoironia e di dubbi, un poco smemorato e anche vanitoso. Consapevole di possedere un corpo e che forse soffre di un disturbo di personalità multipla.
Un corpo che utilizza e anche distrugge oggetti; oggetti trasfigurati nella loro quotidianità come una bicicletta usata allo stesso modo che nella ”passione vista come corsa ciclistica in salita” di Alfred Jarry.

Un uomo/cristo pensoso, riflessivo e penitente quasi come un San Gerolamo.
Il corpo del performer che Zappalà fa deambulare in una scena, casa/appartamento/palestra, attraverso dei quadri scenici che si susseguono senza soluzione di continuità, non danza una partitura coreografica, ma agisce e si muove in un mondo teatrale che è soprattutto fisico. Un teatro fisico, dove a essere messa in scena non è la danza ma il rapporto tra un corpo e le parole dette, con le interazioni e gli intrecci che ne scaturiscono.
Quadri di una dubbiosa saggezza, nell’ironico doppio significato di saggezza che viene dal dubbio e di dubbio che questa sia saggezza.
Cristo non è l’essere unico, che ha segnato uno spartiacque nella storia dell’umanità ma si trasforma in una moltitudine, per cui vale quello che dice Hampâté Bâ nella lingua bambara del Mali «maa ka mmaya ka ca a yere kono»: “le persone di una persona sono numerose in ogni persona”.

Nella nuova creazione di Roberto Zappalà non si accenna alla più grande storia mai raccontata, dal titolo del film di George Stevens, né si vuole aggiungere alcuna, per quanto piccola, nota a margine all’assordante rumore audio/video che più di duemila anni hanno prodotto sull’argomento.
Si propongono delle visioni fatte di immagini e suoni che lasciano libera l’immaginazione.
Immagini e suoni accompagnati da parole che coerentemente all’assunto di un Cristo molteplice, non sono (tranne in un caso) quelle dai lui dette, vere o presunte che siano; sono le parole di tanti.

Un assemblaggio di parole di autori fra i più disparati che convergono nella voce e nel corpo di questo “nuovo” Cristo.
Parole che interrogano e sconcertano, che creano cortocircuiti del linguaggio, condivisibili o meno, che non possono essere sfruttate e prostituite per alcun fine, come troppo spesso è stato fatto e si continua a fare con quelle di Cristo.
Un montaggio (e smontaggio) di pensieri, citazioni, frasi, aforismi, versi, interviste.
Parole di: Kurt Vonnegut, Charles Simic, Wislawa Szymborska, Stanislaw Jerzy Lec, Michel Tournier, Quino, Gianfranco Ravasi, Olga Tokarczuk, Ryszard Kapuscinski, Richard Feynman, Amadou Hampâté Bâ, Leonardo Sciascia, Daniel Maeguerat, Paolo Poli, Stephen Hawking, Jimmie Durhan, Blake Edwards, Ron Padgett, Wystan Hugh Auden, Mario Savio, Milan Kundera, Fernand Deligny. A cura (e con i raccordi) di Nello Calabrò.

Informazioni

Botteghino:

Via G. Fava 35, Catania

Recapiti:
tel +390957310856 (Botteghino)

Aperto
lunedì: dalle 15.00 alle 19.00
dal martedì al sabato: dalle 10.00 alle 19.00
domenica e festivi chiuso

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