Jezabel

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Aperto
lunedì: dalle 15 alle 19
da martedì a sabato: dalle 10:00 alle 19:00
Domenica chiuso. Aperto dalle 16:30, quando c’è uno spettacolo

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dal romanzo di Iréne Nèmirovsky
adattamento di Francesco Niccolini
regia Paolo Valerio
con Elena Ghiaurov
produzione Teatro Nuovo di Verona

in coproduzione con Teatro Stabile della Città di Napoli – Teatro Nazionale

La vicenda inizia nell’aula di tribunale in cui Gladys, la protagonista, è sul banco degli imputati
accusata dell’omicidio del suo giovane amante ventenne. Viene cosi ripercorsa la storia tormentata
e romantica della vita di una donna bellissima che cerca a tutti i costi di nascondere la verità
sull’accaduto.
«Allontaniamo subito un legittimo dubbio: se qualcuno pensa – sottolinea Francesco Niccolini –
che Irène Némirovsky abbia scritto un romanzo contro una donna, sta prendendo un clamoroso
abbaglio. Il suo è un processo a una società, a una classe sociale e a un’epoca ormai al tramonto.
Peggio: in decomposizione. Lo fa con lucidità e determinazione, senza sconti eppure con un
eccezionale mix di sorprendente lucidità e laicissima compassione. Questa è la forza magnifica,
visionaria e profetica di Jezabel. Il teatro può rendere un importante servizio a questa grande
scrittrice russo-ebrea, fuggita da Mosca a Parigi dopo la Rivoluzione d’ottobre e morta ad
Auschwitz. Perché, quanto il romanzo è impregnato di un cupo realismo, lo spettacolo permette di
spostare il tiro sugli aspetti più intimi, sensuali e introspettivi di questa vicenda. Questo grazie a una
delle componenti fondamentali del romanzo: il ballo. Jezabel, da quando diciottenne appare per la
prima volta a una festa danzante, fino all’epilogo (quando di anni ne ha sessanta), non smette mai di
ballare. Sudamericana, bella, attraente, è dotata di una misteriosa capacità di non invecchiare.
Adorata da ogni uomo, corteggiatissima, Jezabel non può non sedurre. Elegante, ricchissima, mai
volgare, naturalmente generosa, è devastata da una catastrofe interiore: è ossessionata
dall’invecchiare. Questo incubo la divora e – conclude Niccolini – trasforma ogni attimo di felicità
in rimpianto e la gioia dell’attimo in terrore verso il futuro, per la paura di non essere più amata né
corteggiata».