AMORE

Calendario rappresentazioni

uno spettacolo di Pippo Delbono

con Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Margherita Clemente, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Aline Frazão, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Grazia Spinella e artisti portoghesi in via di definizione

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione

Coproduttori associati: São Luiz Teatro Municipal – Lisbona, Pirilampo Artes Lda, Câmara Municipal de Setubál, Rota Clandestina, Ministeri da Cultura – Direcção Geral Das Artes (Portogallo) e Fondazione Teatro Metastasio di Prato (Italia)
Coproduttori: Teatro Coliseo, Buenos Aires, Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires, ItaliaXXI (Argentina), Comédie de Genève (Svizzera), Théâtre de Liège (Belgio), Les 2 Scènes – Scène Nationale de Besançon (Francia), KVS Bruxelles (Belgio)
con il sostegno del Ministero della Cultura (Italia)

Ho sempre avuto la necessità di portare dentro al teatro la vita. E la vita in questo momento che cos’è? Oggi, la nostra e la mia esperienza personale con il distacco e la perdita nascondono anche il fantasma di una responsabilità individuale per non aver potuto evitare qualcosa che sarebbe stato forse evitabile.
In un periodo di lacerante difficoltà, sono stato investito da una forza dirompente che mi ha letteralmente spinto in una condizione di isolamento; mi sono sentito sopraffatto da qualcosa che era più grande di me. Ho avuto l’impressione di vivere dentro a una pila di scatole cinesi fatta di separazione e dolore, in cui ciascuna scatola appare più penosa di quella appena più grande: lì dentro ci si sente come di fronte a un muro che nasconde dietro di sé un altro muro, che blocca ogni via d’uscita.

Il titolo Amore non vuole avere niente di retorico, è piuttosto il punto attuale di una ricerca iniziata tanto tempo fa. Siamo sempre alla ricerca di amore, tutti, alla ricerca dell’Amore: attraverso le tante vicissitudini dolorose che la vita riserva si passa faticosamente e a guidarci è forse proprio quella instancabile ricerca. Allora voglio provare a riportare nel teatro qualcosa che comunichi quell’Amore, provarci sapendo che come punto di partenza abbiamo scelto una terra come il Portogallo, così profondamente caratterizzata da un immaginario malinconico struggente elegiaco. Un luogo fatto di passione e nostalgia ma anche oggi soprattutto, di morte.

Dopo un lungo periodo di sofferenza, forse proprio un luogo come questo può rivelarsi ameno, dove anche la nostalgia, la tristezza, nella loro radicata cittadinanza, accolgono l’opportunità di incontrare quella qualità totalmente umana che è l’Amore. La stessa lingua, la sua pronuncia, la sua musica, e così le sue scritture e grafie maneggiano una sottile dolcezza in grado di comunicare una forma di rispetto verso quei sentimenti che altrimenti potremmo leggere e vivere solo come fonte di paura, come qualcosa da, necessariamente, fuggire.

Nel terribile periodo che stiamo vivendo, la narrazione della pandemia sembra poi aver tenuto da parte i risvolti più intimi e personali, che invece sono il centro dell’orrore che il contagio ha diffuso: molte, troppe persone hanno compiuto il proprio ultimo viaggio in totale solitudine; non è stato possibile ai loro cari assisterle fino alla fine. Come accadeva tra le pagine dei Promessi sposi o nella Peste – del corpo e dell’anima – di Albert Camus, milioni di persone se ne sono andate senza poter udire parole d’amore e di conforto, ma, come unico suono, quello del proprio stesso respiro che si spegneva. Possiamo così riuscire a redimere la parola Amore da ogni retorica? Nominandola, invocandola in maniera laica, sognante, abbiamo forse la possibilità di darle voce e, a lungo grande assente nei discorsi pubblici, liberarla dalla confusione che ha regnato sull’intera narrazione di questa odissea globale. Dopo tutto quello che è successo, ripartiamo proprio da qui, da questa incessante ricerca, continuiamo con più Amore; altrimenti si torna a dove eravamo prima e un’esperienza terribile come questa non sarà servita a nulla. Torniamo invece lì dove eravamo, ma con una nuova consapevolezza; torniamo a un periodo in cui quella parola aveva un proprio senso, un momento – e a partire da un luogo – in cui ci si amava e si parlava di amore con la nostalgia del fado, allontanando l’ingombrante presenza della morte.

In questo progetto intendo ancora circondarmi dei miei fedeli compagni di strada, ma anche con loro creare degli incontri con identità altre, guardando con rispetto un paese come il Portogallo, un crocevia di tradizioni, contaminazioni, una terra meticcia per vocazione, dove si sono incontrate culture diverse che hanno generato una profonda apertura all’accoglienza. Lì sembra mancare quella minaccia continua che invece serpeggia in altri lidi del mondo: la diffidenza, il razzismo, l’individualismo. E lo leggo in certa poesia, nei versi di Fernando Pessoa, ma anche in quelli di Antonio Tabucchi, che del Portogallo è stato il nostro cantore, il mondo vicino di Federico Garcia Lorca, le parole della nostra Anna Maria Ortese; lo ascolto nelle canzoni, nelle liriche del fado. Voglio avvicinarmi a tutto questo come farebbe un bambino, dandomi la possibilità di sorprendermi, di ascoltare ciò che gli interpreti che incontreremo avranno da comunicare e condividere di una realtà estremamente dura. Voglio lasciarmi aperto a ciò che spinge per entrare, a ciò che potrebbe catturarmi in una danza che ancora non conosco.

Pippo Delbono

Informazioni

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Aperto
lunedì: dalle 15.00 alle 19.00
dal martedì al sabato: dalle 10.00 alle 19.00
domenica e festivi chiuso

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