CATANIA – “Melior de cinere surgo”: l’iscrizione che si legge sulla Porta Ferdinandea, disegnata a fine Settecento da Stefano Ittar, è una chiara sintesi delle prodigiose ricostruzioni che hanno permesso a Catania di risorgere da molteplici catastrofi, ogni volta più grande e più bella, grazie ad una popolazione indomita che ama la propria città. Con facile ma
illuminante accostamento al mito dell’araba fenice, risorgere dalle proprie ceneri, in condizioni persino migliori, è metafora che ben si attaglia anche alla vicenda del Teatro Stabile. Tre anni fa, com’è noto, un gravissimo deficit finanziario ne aveva paralizzato l’attività, ma l’amore del pubblico, dei lavoratori e il senso di responsabilità delle istituzioni hanno impedito il tracollo di una realtà tanto prestigiosa. Il Consiglio di amministrazione, presieduto da Carlo Saggio e insediatosi nell’agosto 2017, ha portato a termine la procedura di risanamento del debito, avviata dal
commissario Giorgio Pace, e ha nominato un nuovo direttore nella persona di Laura Sicignano. Oggi il TSC porta avanti un “new deal” di obiettivi ambiziosi, ma sostenibili, confortati da numeri e dati sui quali conviene soffermarsi, per informare in piena trasparenza sui traguardi raggiunti.
Una palingenesi, tanto severa quanto attenta a preservare il patrimonio morale e materiale dell’ente, ha dunque consentito una rigenerazione, il superamento di una crisi profonda e la virtuosa rinascita che vede la sala Verga sempre affollata di spettatori attenti e motivati. E insieme al pubblico, lo Stabile ha ritrovato l’energia per creare e ricreare una rete di rapporti con il territorio, la scuola, l’Università, il tessuto imprenditoriale, le istituzioni. «Il Teatro Stabile è vivo – sottolinea il presidente Carlo Saggio -, una vitalità che riteniamo sia sotto gli occhi di tutti, rinvigorita giorno dopo giorno dalla consapevolezza dei problemi che bisogna affrontare, e soprattutto risolvere, per andare avanti. E nel farlo abbiamo impiegato il senso di responsabilità che impone agli amministratori di agire come il
buon padre di famiglia: una conduzione virtuosa che porta frutti nel microcosmo individuale come nelle più articolate realtà della società civile. I dati parlano di una ripresa che è andata ben oltre le previsioni. Ne siamo orgogliosi. Perchè lo Stabile vuole essere elemento attivo della vita della comunità e del territorio».
Come evidenza la vicepresidente Lina Scalisi: «Lavorare per il rilancio del Teatro Stabile è stata ed è una sfida importante e, al tempo, un’esperienza di grande valore umano e sociale. Un valore che va al di là della sua grande storia culturale e dell’alta qualità delle sue maestranze, e che attiene, piuttosto, al suo essere creatore di cittadinanza, di sviluppo e di integrazione sociale. La risposta poi che la città ha dato all’impegno di questi mesi, è stata straordinaria con un pubblico interessato e partecipe, oltreché generazionalmente variegato. Ovviamente, questo entusiasma e
responsabilizza in egual misura, e ci indica che la strada è quella giusta.»
La strategia del recupero parte dal ruolo civile del teatro, spiega il direttore Laura Sicignano: «Nel dopoguerra, in un’Italia interamente da ricostruire, al teatro venne dato il compito di ricostruire la coscienza civica degli italiani.
Nascono così e per questa ragione i tre teatri stabili più antichi: a Milano, Genova, Catania. Crediamo che oggi il nostro teatro stabile debba tornare a incarnare questa missione in chiave contemporanea, far riflettere sul senso della comunità a cui appartiene. Ragionamento tanto più valido qui e adesso, nel difficile periodo che attraversa non solo la città ma lo
scenario globale: il teatro può e dev’essere il luogo in cui la polis si riunisce e riflette su stessa, per elaborare i propri conflitti e le proprie ferite. È questo il progetto che anima tutte le iniziative organizzate dallo Stabile, per innescare un sistema virtuoso in cui tutti i soggetti positivi possano aumentare il benessere di tutti.»
Un progetto capillare e pervasivo, che esplora i gangli nevralgici ma anche più fertili della società civile: «Dopo circa tre mesi dall’inizio della stagione 18/19 – argomenta ancora Sicignano -, dopo due anni di difficile risalita, dopo il rischio di chiusura, il blocco delle attività, il commissariamento, la ristrutturazione del debito, vogliamo comunicare alla città che lo Stabile sta rinascendo dalle proprie ceneri, soprattutto grazie alla risposta del pubblico. È una ripartenza che vede tutta la città coinvolta, dalle aziende, alle scuole, all’Università, alle associazioni con cui vogliamo fare
sistema per creare un punto di raccordo delle energie migliori del territorio. Lo confermano i dati e gli eventi che segnano la non facile ripresa dello Stabile etneo e vogliamo esporre con totale trasparenza e in raffronto solo con noi stessi, nella certezza che la presenza di altri teatri in città non possa che diffondere la cultura teatrale, in una proliferazione di offerta che corrisponde alla vivacità culturale di questa città.» E sono dati eloquenti che si commentano da sé, indici di una significativa progressione. Prendiamo come riferimento le ultime quattro stagioni, ossia 2015/16, 2016/17, 2017/18 e 2018/19, con la precisazione che non si tratta di cartelloni
omogenei per numero di titoli e repliche: basti dire che il primo si spalmava su due sale, Verga e Musco, mentre la stagione in corso è solo a un terzo del suo cammino. Ciò premesso, per le annate indicate, i biglietti venduti sono stati rispettivamente 15.483, 13.694, 23.295, 8.450 (dato, quest’ultimo, limitato al trimestre ottobre-dicembre 2018). Lo stesso vale per gli abbonamenti: nel 2015/16 sono stati 2965 al Verga e 150 al Musco, poi scendono a 2662 e 2756, quindi risalgono al dato odierno di 3259. Incremento anche gli incassi e gli abbonamenti riservati ai giovani.
Particolarmente positivo il tasso di occupazione della sala, oggi all’80%, indicativo perciò dell’ottimizzazione della programmazione delle rappresentazioni.