Teatro Verga / 19 – 24 marzo 2019

Il gabbiano

È uno dei testi teatrali moderni più noti e rappresentati di sempre; i personaggi della giovane Nina e del tormentato Konstantin, di Irina Arkadina, sua madre celebre attrice e amante dello scrittore Trigorin, sono stati portati sul palcoscenico in tutto il mondo dai maggiori attori di teatro e messi in scena dai più celebri registi. Il tema di un’umanità delusa dall’inutilità della vita ritornerà in tutti i successivi lavori teatrali di Cechov. Il titolo dell’opera viene da un accostamento simbolico: quello fra l’ignara felicità di un gabbiano che, volando sulle acque di un lago, viene stroncata dall’oziosa indifferenza di un cacciatore, e la sorte di una fanciulla, Nina, che sulle rive dello stesso lago si innamora di Trigorin, il quale senza cattiveria, anzi cedendo a una sorta di fatalità, approfitta della sua femminile smania di aprire le ali, la porta via con sé a fare l’attrice, la rende madre di un bimbo che però muore, e la lascia infine tornare a casa distrutta. Qui c’è un altro uomo che l’ama da molto tempo, il giovane Konstantin, anche lui scrittore, che sogna l’arte e la gloria. Ma la madre di lui, Arkadina, disprezza l’inconsistenza delle liriche fantasie che egli va componendo e l’amata Nina non vuol saperne di lui.
Scritto nel 1895 e rappresentato a Pietroburgo l’anno successivo, Il gabbiano fece dapprima registrare un insuccesso clamoroso, ma quando nel 1898 Stanislavskij e Dančenko rimisero in scena questo testo al loro Teatro d’Arte di Mosca fu subito un trionfo che aprì la via all’affermazione di Anton Cechov quale uno dei padri del teatro moderno.
«Guardando il vostro teatro, bisogna essere dei mostri di virtù per amare, compatire, aiutare a vivere queste nullità, questi sacchi di trippa che siamo… Vedete, a me pare che trattiate gli uomini con il gelo del demonio!». Con folgorante sintesi, così scriveva Maksim Gorkij a Cechov, dopo aver assistito ad una rappresentazione di Zio Vanja. A me pare che stia proprio lì l’essenza del genio di Cechov: la feroce denuncia del nostro nulla, coniugata in una continua altalena di ridicolo e patetico, diventa uno stringente invito a compatire, ad amare questi esseri inutili che siamo. Il palcoscenico di Cechov è la forma più gentile, condivisa, ironica di spietatezza. Il suo “Teatro della Crudeltà” è il più “umano” che io conosca.

Marco Sciaccaluga

di Anton Cechov
versione italiana Danilo Macrì
regia Marco Sciaccaluga
scene e costumi Catherine Rankl
musiche Andrea Nicolini
luci Marco D’Andrea
con Alice Arcuri, Elisabetta PozziStefano Santospago
Francesco Sferrazza Papa Federico Vanni
produzione Teatro Stabile di Genova

Calendario rappresentazioni

Martedì 19 marzo ore 20.45
Mercoledì 20 marzo ore 17.15
Giovedì 21 marzo ore 20.45
Venerdì 22 marzo ore 17.15
Sabato 23 marzo ore 20.45
Domenica 24 marzo ore 17.30

Galleria immagini

Il_Gabbiano-Elisabetta Pozzi,Francesco Sferrazza Papa-Ph Maritati
Il_Gabbiano-Foto d’insieme-Ph Maritati
Il_Gabbiano-Francesco Sferrazza Papa,Alice Arcuri-Ph Maritati
Il_Gabbiano-Francesco Sferrazza Papa-Elisabetta Pozzi-Federico Vanni-Ph Maritati

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